Page 84 - Vita Copta di Pacomio e Teodoro
P. 84

non  erano  corrette:  Riceverà  grossi  colpi  dal  Signore».  Diffidò  poi  i  fratelli  dallo
                  scrivere  il  suo  nome  con  quello  degli  altri  defunti.  E  poiché  un  fratello  anziano  gli
                  rispondeva:  «Se si tratta di colpi, non è un grosso affare», il nostro padre gli rispose
                  immediatamente: «O voi, che non avete nessun discernimento, pensate forse che i colpi
                  del Signore assomiglino a quelli degli uomini? Senza dubbio, questi grossi colpi sono
                  quelli insegnatici dal Vangelo: Sarà gettato nel fuoco fino alla consumazione dei secoli,
                  e  anche  peggio  di  questo».  Quando  i  fratelli  ebbero  inteso  quest’altra  testimonianza,
                  proveniente da nostro padre Pacomio, ebbero. paura e si prepararono a soffrire di più,
                  per sfuggire a quei colpi dolorosi.

                  Ancora sull’umiltà di Teodoro

                  150. I fratelli ammiravano apa Teodoro per la sua umiltà di fronte a tutti, e per il fatto
                  che camminava in spirito di servizio e condiscendenza verso tutti i fratelli. Infatti, non
                  faceva alcuna differenza tra sé e i fratelli, nel vestito e nell’atteggiamento in genere, ed
                  anzi succedeva che si vestisse ancor più miseramente di loro. Spesso era accostato al
                  suo rientro nel monastero, da persone venute da lontano, che portavano con sé malati,
                  perché pregasse per loro e li guarisse. Queste persone non lo  riconoscevano, perché,
                  nell’abito, era ancor più modesto degli altri, e non camminava alla loro testa per cercare
                  la gloria degli uomini. Avanzavano verso di lui e gli dicevano: «Fratello, ti preghiamo
                  di cercare nostro padre Teodoro, l’uomo di Dio, perché preghi il Signore per i nostri
                  malati  ed  essi  guariscano».  Dopo  il  suo  passaggio,  apprendevano  dai  fratelli  che  si
                  trattava  proprio  di  lui,  quello  cui  avevano  parlato.  Allora  si  precipitavano  avanti,
                  osservando l’impronta dei suoi piedi, e prendendone la terra, ne strofinavano i malati.
                  Per  la  loro  fede,  il  Signore  li  guariva,  e  glorificava  così  il  proprio  servo,  come  sta
                  scritto: Chi mi glorificherà, anch’io lo glorificherò.

                  Guarigioni di Teodoro

                  151. La fama della sua pietà verso Dio raggiungeva l’intero Egitto. Gli venivano portati
                  molti malati e indemoniati, perché li guarisse per la grazia del Signore che abitava in
                  lui...

                  Un altro giorno, mentre rientrava al monastero con i fratelli, gli fu portato un individuo
                  malato  da  tre  giorni,  il  cui  corpo  era  indebolito  dalla  febbre  e  dai  brividi.  Lo
                  supplicarono  di  pregare  perché  si  ristabilisse.  Allora  il  nostro  padre  Teodoro  disse:
                  «Va’, immergiti nel primo luogo dove troverai l’acqua e sarai ristabilito nel nome del
                  Signore».

                  152. Un giorno, gli fu portato su di una lettiga, un sottopreposto, che era come morto, e
                  sul quale erano stati fatti degli incantesimi. Vedendo il modo in cui soffriva, l’uomo di
                  Dio lo fece portare in un locale, e lo lavò con le sue mani. Subito il malato ritornò in sé
                  e cominciò a parlare, come per ringraziarlo. Allora lo fece portare ai suoi, che lo presero
                  e partirono benedicendo Dio.

                  […]

                  Una previsione di Teodoro
   79   80   81   82   83   84   85   86   87   88   89