Page 11 - Vita Copta di Pacomio e Teodoro
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giorno, il 25 di epip. I fratelli passarono tutta la notte a leggere e a recitare salmi intorno
a lui fino all’ora della sinassi. Offrirono per lui la prosfora lo portarono alla montagna
vicina, e lo seppellirono pregando per la sua anima. Ciascuno tornò poi a casa sua
pensando con tristezza alle consolazioni che il santo anziano apa Palamone aveva dato.
Molti dicevano: «Siamo diventati orfani». Pacomio, per parte sua, tornò a sud verso la
propria casa, benedicendo Dio, ma con tristezza e sospiri a causa della morte del
sant’uomo; di nuovo si dedicò a penitenze sempre più grandi.
Pacomio e il fratello Giovanni
18. Quando Giovanni, suo fratello maggiore, seppe che Pacomio viveva solo in qualche
luogo, salì sulla barca e venne al nord da lui – non si erano più visti dal giorno in cui
Pacomio era stato arruolato –. Raggiuntolo a Tabennesi, Giovanni lo abbracciò.
Pacomio gli rivolse la Parola di Dio e lo fece diventare monaco presso di sé. Vivevano
in grandi opere ascetiche portando la croce di Cristo, secondo la parola dell’apostolo
Paolo: Portiamo continuamente nel nostro corpo la morte di Gesù, affinché la vita di
Gesù si manifesti nel nostro corpo mortale.
Camminavano in grande rinuncia; donavano tutto ciò che guadagnavano con i lavori
manuali, salvo lo stretto necessario. Si procurarono un abito monastico, cioè una tonaca,
che divisero in due e ne fecero degli abiti, perché quelli che portavano non erano più
buoni a nulla; comprarono anche delle cocolle. Possedevano, inoltre, un mantello in
comune. Ogni volta che la tonaca era sporca, a turno rivestivano il piccolo mantello,
finché le tonache fossero lavate poi le indossavano di nuovo.
Vivevano tutti e due in mezzo a grandi rinunce, senza tenere nulla in riserva, tranne due
pani al giorno e un po’ di sale. Portavano anche vesti di crine. Si chiudevano in luoghi
afosi, pregavano dalla sera alla mattina, e si mortificavano durante la preghiera, non
muovendo né piedi né mani, che tenevano tese per paura che il sonno pesasse su di loro;
sempre per combattere il sonno. di notte si mettevano raramente in ginocchio, sicché i
loro piedi si gonfiavano a causa della fatica di tenersi dritti tutta la notte; le loro mani
poi erano insanguinate, perché non le sottraevano ai nugoli di zanzare. Se avevano
bisogno di appisolarsi un po’, si sedevano in mezzo al luogo dove pregavano, senza
appoggiare il dorso contro alcuna parete. Se erano occupati durante il giorno in un
lavoro materiale, e se il sole e la grande calura si levavano su di loro, non cambiavano
posto prima di aver terminato il lavoro che stavano facendo compiendo la parola del
Vangelo: Chi vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua.
19. Pacomio e suo fratello si misero ad ampliare la loro dimora, per disporla a forma di
un piccolo monastero, secondo la regola che gli era stata data di ricevere chiunque
venisse a visitarlo e si fermasse a vivere la vita anacoretica presso di lui. Mentre
costruivano le mura del monastero, mentre Pacomio voleva allargare lo spazio, in vista
di tutta la gente che doveva venire da lui, Giovanni, al contrario, non aveva altra idea
che quella di vivere da soli la vita anacoretica. Quando Pacomio vide che Giovanni
distruggeva il muro che egli aveva appena edificato, gli disse: «Giovanni, non fare lo
sbadato e smettila di stringere il muro!». Allora Giovanni fu preso da un moto di rabbia
Pacomio, visto il suo malumore per queste parole, chiese subito scusa: «Ho sbagliato,